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Lettera di Mario Luzi all'autore PDF  | Stampa |  E-mail

Caro avvocato,

«Mille scuse per esistere» lei dice proprio mentre con documenti molto garbati e in modi coltivati e del tutto convenienti, preso lei stesso talora dal suo gioco arguto e innocente, ci dà testimonianza della sua esistenza.


Perché chiedere scusa? A meno che non intenda riferirsi alla purezza dell'essere che col nostro fugace passaggio noi inescusabilmente maculiamo   pensiero per nulla cristiano, crudelmente parmenideo che non le nascondo visita di frequente anche me, passando dalla metafisica alla psicologia ordinaria non vedo perché la persona che esce dalle sue pagine debba scusarsi di occupare per un tempo la scena: così discretamente, mi . sembra, con un sottofondo diffuso di disincanto come chi ha proceduto su un binario improprio, sapendolo e non potendolo però evitare. Così tocca più o meno a tutti, ma non tutti hanno felicità dal dirlo e sono compensati da allegrie e riconforti.

No, quella persona che copre amabilmente l'ufficio dell'esistenza non deve scusarsi; né deve farlo l'autore.

E con chi poi si scuserebbe, caro amico? L'essere parmenideo è, credo, del tutto indifferente ai nostri incidenti. E noi suoi simili e consorti abbiamo anche noi questo viziaccio di essere al mondo: e tutti ci siamo senza particolare beneficio per nessun altro vivente. Dobbiamo rassegnarci tutti quanti a essere degli incomodi.
Ma in questo opera forse una necessità.
 La storia umana non può essere una escrescenza casuale della sfera lucente dell'assoluto. L'esistenza non può essere nemica a tal punto dell'essenza.

E il fatto più specifico di tenere la penna in mano nel tentativo di dare senso e durevolezza a ciò che ci capita di esperire e di pensare, quanti di noi accomuna! e non tutti hanno la passione per l'esattezza e il piacere e la bravura lessicale che lei dimostra. Dunque benvenuto, avvocato, tra i suoi colleghi del foro segreto nel momento che così umanamente lei si manifesta e chiede un po' d'attenzione.

        Mario Luzi